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di Emanuela Macrì
Che numero avrebbe scelto, Mattia Coletta, per la sua stagione in Malossi Racing Academy? Il suo, quello che gli ha portato fortuna sempre, l’8. E invece nello starter pack stagionale ci troverà il numero 1. “Nooo, che responsabilità!” Il suo primo pensiero. Per uno come lui, poi, che nella dieta quotidiana ha la combinazione fissa di pane e ansia. “Già, uno come me. In perenne agitazione. Sotto stress per natura.” Una natura con cui, in Academy, fa i conti da subito. Appena arrivato. “Che sorpresa iniziare proprio da qui. Dalla gestione della pressione, dalla ricerca della corretta modalità mentale per affrontare un fine settimana di gara. Io che pensavo potesse bastare l’esperienza della pista e invece da subito capisco che per portare a casa una due giorni di gare ci vuole molto di più.”
Di più, è quello che Mattia si porterà a casa dal primo weekend di gare, quello di Modena e che mette nel borsone, ben ripiegata, accanto alla tuta, stivali, casco e tutta la dotazione: la conferma che quella esperienza raccontatagli da Devais e Paky TWC è davvero di alto livello. E che quel che si aspettava, una porta per entrare nel mondo delle competizioni a due ruote, è proprio quella che ha appena aperto. Certo, i cordoli e l’asfalto non gli sono nuovi “da qualche tempo – racconta il ventottenne di San Donà di Piave - sono in pista con le moto. Ma il Dragster e la “ruota bassa” sono un altro mondo. E con due coach come quelli trovati in MRA beh, è un’altra storia.” Una storia nuova, che gli ha fatto incontrare la combinazione pioggia – asfalto, che con pane - ansia sembrerebbe non andare poi tanto d’accordo “e invece sai che c’è? Che la pioggia mi piace proprio! Come te la spiego?” Proviamoci.
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Sarà mica legato al lavoro sulla gestione della gara e della pressione? “Dopo Magione, seconda prova stagionale, non posso che rispondere con un assoluto… sì! Il fine settimana era partito malino. Male, diciamolo. Non riuscivo a trovare il feeling giusto con il mezzo. La domenica ne ho parlato con i coach e loro, in griglia, mi hanno tranquillizzato, dicendo di non pensare a quanto fatto fino a lì (la quinta casella non era quello che speravo) ma quello da fare da lì in poi. Banale? Scontato? Potrebbe sembrare ma non lo è. E quanto visto nelle due gare lo racconta bene. Nonostante il finale (ride NdR) di gara2.” Una caduta disastrosa per la classifica (arriverà sotto bandiera, ma perdendo tre posizioni) ma didattica. Nonostante? Soprattutto potremmo, anzi dovremmo, dire. Perché quella scivolata a pochi metri dal traguardo, quando difendi il terzo posto dopo una gara di battaglie e denti stretti, narra tutta la forza mentale, tutta l’anima che ci vuole. Che per uno che vive pane e ansia, poi, vale doppio!
“Un errore tutto mio. Una distrazione nel finale, all’ultima curva prima del traguardo. Ho abbassato la guardia troppo presto commettendo un’ingenuità fatale, anzi doppia, perché in quel punto ero già caduto, con la stessa dinamica anche in qualifica. Ho pensato di chiudere il gas anziché tenerlo aperto e… ho preso la decisione sbagliata. Quando me ne sono accorto ero già a terra.” E il rientro ai box? “Un’occhiata di (giusto) disappunto non è mancata ma subito con i coach abbiamo guardato e valutato più tutto il lavoro fatto nel weekend anziché la sola gara. Perché partire da “non riesco a stare sul mezzo” a “guarda che tempi hai fatto segnare” (il secondo miglior tempo sul giro in gara sarà suo, infatti – NdR) significa che è si è fatto tanto e bene. E di questo ho ringraziato i coach. Perché in due soli giorni ho visto una crescita che non avrei osato pensare.”
Come mai avrebbe pensato di trovare più difficoltà Magione, dove otterrà un quinto posto di giornata, rispetto a Modena che lo aveva visto sul gradino del podio. Pista, quest’ultima, però più congeniale “per quelle belle curve a sinistra dove potevo guadagnare mentre il layout umbro mi ha messo in crisi con i tratti più veloci, quelli dove fare il tempo, che coincidono con curve a destra. Lì sono proprio in difficoltà.” A Binetto, prossimo impegno stagionale, non è difficile capire, quindi, quale sarà l’ostacolo da affrontare e superare. “La testa è già lì! - conclude Mattia Coletta - Non vedo l’ora!” La testa è già quella di un numero 1, al netto di qualsiasi classifica.