Progressione e apparenze. Che Malossi Racing academy per Elena Romei!

di Emanuela Macrì

Una Malossi Racing Academy da costruire senza fretta. Un pezzo alla volta. Sbloccando un livello dopo l’altro, come in un videogioco.  Ma qui “È tutto vero. Ci sono. E adesso andiamo”: questo il primo pensiero di Elena Romei, al suo arrivo a Modena, prima prova stagionale. Per lei, cresciuta sull’appennino emiliano e destinata a un futuro sulle due ruote. Il papà, infatti, è titolare di una concessionaria di moto e lei, dal motocross alle stradali, ha macinato chilometri e decisioni: a 17 anni (ma per la finale sarà maggiorenne) è il suo tempo, quello giusto, per conoscere cordoli e pieghe. Per vedere dal vivo quei Trofei Malossi finora gustati solo attraverso uno schermo. “Ma dal vivo è tutta un’altra storia, fatta di velocità e potenza, insieme allo spettacolo che oltre al gruppo di testa riguarda, e spesso, anche le retrovie.” Anche se la vera sorpresa sarà il mezzo destinato, quel Dragster Italjet “che alla prima accensione eh… mi ha un po’ intimidita. Ho temuto di non farcela, con mezzo così pesante che per me, sembrava troppo.” SEMBRAVA. Ma le apparenze ingannano. E mai come in questo caso. “Tutta scena, non sono poi così pacata” dice. Infatti, sotto la tuta Malossi c’è una Elena testarda e tenace, che nel tempo libero si divide tra l’arrampicata e la pratica della kick boxing, che ora coltiva il suo sogno a due ruote e ha perfettamente in testa il percorso e gli ostacoli da superare. 

Certo il primo impatto con il Dragster “un mezzo da studiare. Perché se lo capisci, poi ti diverti davvero” non è stato morbido, ma decisivo “con una caduta durante le prime libere a Modena, quando con una piega troppo decisa, a sinistra, ho toccato il monobraccio anteriore.” Nessun allarme ma un avviso, una misura del limite da prendere e ricordare: livello limite 1, sbloccato. Testarda e tenace, si diceva. E con grande capacità d’analisi. “Oggi, dopo tre prove delle cinque stagionali, vedo già grandi miglioramenti nell’impostazione. Sto cominciando a trovare la velocità in percorrenza di curva: mentre a Modena ero piantata (e ride, NdR) a Binetto, circuito più difficile perché molto guidato, con pochi tratti in rettilineo ma con la maggioranza di curve a destra, che mi riescono meglio, sono riuscita a muovermi bene.” Tra le due, infatti, la prova di Magione e lo slot stagionale. “In gara1 sul bagnato e sotto la pioggia battente. Mi sentivo bene e posso dire sia stato il mio momento migliore fino a qui. Il feeling con il mezzo c’era tutto, sono riuscita a chiudere dei sorpassi e sì, è stata una gara di soddisfazione.” Livello wet race 2, sbloccato. 

Un percorso a schemi, dunque, da superare. Sotto la super visione e seguendo i consigli dei coach. Uno su tutti? “Quello della prima griglia di partenza quando insieme all’attenzione da porre alla prima curva, una raccomandazione sempre valida: ferocia agonistica e lo sguardo puntato sulla traiettoria, sul punto che si vuol raggiungere e superare. Questo il segreto per dominare il mezzo, anziché il contrario.” Insieme alla cura riguardo alla manovra di partenza “perché per via del peso ridotto tendo ad avere più spinta rispetto agli altri. E questa cosa va gestita.” Livello starting pro, sbloccato. Anche se poi ci sono tutti i giri di gara da affrontare. Quelli che sta imparando a organizzare, passo dopo passo. “A Binetto mi sono sciolta (e no, il caldo non c’entra. Ma qualche dubbio potevamo averlo, NdR). Durante un esercizio nel paddock con i coach ho sentito lo sfioro del ginocchio con l’asfalto: l’ennesimo sblocco! In pista, infatti, ero molto meno rigida. Ho preso confidenza e molta fiducia, convincendomi quanto posso, davvero, uscire di più con il corpo, come indicato da Rebecca e Luigi nelle sessioni di coaching. Le tensioni si sono sciolte. Ora mi sento più sicura e mi sto divertendo parecchio.”

Il ginocchio a terra sarà, dunque, l’obiettivo per Cervesina? “Sì. Ma senza fissazioni. C’è una naturalezza in questa progressione stagionale, nella costruzione di questo percorso guidato e collettivo che tutto quel che deve venire, arriva.” Al momento giusto, sbloccando tutti gli schemi che Elena Romei forse non si aspettava. Accelerando, con cattiveria agonistica, verso l’obiettivo. E se la vedete tranquilla e sorridente, ricordate che il suo momento migliore, in sella, è stato sotto la pioggia battente. E che lo sblocco primo è arrivato dopo una caduta rimediata durante le prime libere. “Tutta scena. Non sono pacata come sembro” Eh… ce ne sia accorti!