Marco Lavatelli. La Malossi Racing Academy? Uno spazio tutto per me

 

di Emanuela Macrì

Settimane senza tregua e una vita piena quella di Marco Lavatelli. Dalla famiglia alla professione. Le professioni, perché a quella di avvocato si affianca l’attività di promozione sportiva in ambito motorsport. Tanti impegni “che piano piano han mangiato risorse di tempo ed energie. E per me, di tempo, non era avanzava mai. Fino a quando, ad Eicma, decido di ritagliarmi una mezz’ora. Quella che mi serviva per spostarmi allo stand Malossi e chiedere informazioni sulla sua Academy.” Un’idea che, da subito, accende un piccolo fuoco. E con l’amico Joseph Ceccarini “decidiamo di provarci”. A trovare un posto, uno spazio, solo per Marco. Cosa che per un “procrastinatore seriale” quale si definisce, equivale ad un’impresa titanica. Aiutata, però, dal movente psicologico – partecipare alla Malossi Racing Academy significa impegnare cinque weekend, date da rispettare – e da quello emozionale “il nome Malossi, dall’adolescenza, ha rappresentato molto più di un marchio per me”. 

Unendo i puntini, come nella Settimana Enigmistica, la figura ottenuta sarà quella di un Dragster Italjet. La forma del tempo di (re)agire. Di uno spazio per sé. Non solo nel box ma anche fuori. “Perchè arrivo al primo appuntamento, a Modena, decisamente fuori forma. E da subito capisco che il lavoro da fare è tanto. Anche nelle settimane che separano una prova dall’altra”. E da subito, a Carate Brianza, lo strato di polvere depositato sulla sua bicicletta, capisce di avere le ore contate. Perché gli impegni continuano ad esser numerosi, ma allo stesso se ne sono fatti una ragione: ora c’è lo spazio di Marco cui far posto. “Dopo dieci anni di inattività non è stato semplice, ma era necessario. E si sta rivelando benefico.” Anche se la questione non è tutta qui. “Il livello degli avversari è davvero altissimo. Mea culpa, lo avevo sottostimato.” Ma, c’è da dire, è stato lo stimolo decisivo. “La motivazione è una grande molla.

E così dalla toga alla tuta, l’avvocato ha riscoperto il pilota “no – puntualizza ridendo - autista a due ruote!”. Anche se qualcosa, molto più di qualcosa, si muove. “A Modena, il primo fine settimana in Academy, ho capito la dimensione di questa avventura. Insieme alla meraviglia per l’organizzazione (e io, dopo anni di paddock, ne so qualcosa…) ho compreso, da subito, la sua importanza a livello personale. Ero, sono tornato ad occuparmi di me”. Iniziando un percorso che lo porterà alla seconda prova a Magione e poi la terza, a Binetto. “Che, ad oggi, reputo la migliore. Tanto per il circuito, che già conoscevo e apprezzavo, tanto per la compagnia di alcuni amici pugliesi che ci hanno raggiunti. E la presenza di Elia Bartolini, amico e pilota del nostro team, in pista con noi”.

Già, la pista… “Sull’asfalto il percorso non è stato facile. Arrivare fuori forma e tanto affannato non mi ha aiutato. Anzi. Ma con i coach stiamo lavorando, seriamente. Da Luigi Pannone sto imparando molto in termini di traiettorie, strategia, impostazione delle curve. Con Rebecca Bianchi, invece, ci occupiamo di alimentazione e aspetti psicologici, di approccio al mezzo e al tracciato”. Un tutto che abbinato all’allenamento costante e un feeling con il Dragster incontrato lungo la strada, porta al finale di stagione a Varano de’ Melegari dove “vorrei riuscire, in un circuito stretto e tecnico come il Riccardo Paletti, a trovare il giusto punto tra il peso e la velocità per riuscire ad agganciare il gruppo davanti, da cui ho sempre patito un distacco troppo grande per poter pensare di ricucirlo”.

Se basterà unire i puntini, questa volta, non è dato a sapere. Non ancora. Ma nella sua settimana (seppur non Enigmistica) Marco Lavatelli è riuscito nell’impresa, titanica, di trovare un posto per sé. E questa è la sua grande vittoria stagionale. “Da qui dovrò capire cosa fare nella prossima, di stagione”. Un rebus che, si dice, si risolva in 7, 3, 6,7: Paddock dei Trofei Malossi.