Antonino Rapicavoli: la mia storia in Malossi Racing Academy

di Emanuela Macrì

Nel solco della tradizione. Di famiglia, della sua. Alla Malossi Racing Academy Antonino Rapicavoli ci arriva così. Seguendo le orme di papà Gianluca – già pilota pluridecorato anche nella T-Max Cup – e prima ancora di nonno Nino, che con i motori ci dialoga da decenni. Un destino segnato, quello di un bambino cresciuto tra il box e il paddock dei Trofei Malossi, ora protagonista di una storia tutta nuova e tutta da scrivere. Tutta sua. Una scelta “perché nonostante qualche esperienza in sella, con le minimoto – racconta il quindicenne, a fine anno, catanese – non avevo mai affrontato la pista, davvero. E l’Academy è l’occasione migliore per iniziare. Per la presenza dei coach, l’allenamento anche mentale e il rapporto, crescente, con il Dragster Italjet. Soprattutto se si pensa al futuro.” Quindici anni nemmeno e idee, già, ben chiare! Come dimostrato nei mesi che precedono questo articolo. Quelli che lo hanno visto arrivare a Modena, prima prova della stagione, con lo zaino del pilota più giovane “con il vantaggio di far parte di un gruppo, peraltro molto coeso, di piloti più grandi che mi supportano. C’è tanto affetto nei miei confronti e questo mi aiuta molto.” 

Tutto vero, ma non immaginatevi un pilota tutto coccole e carezze. No proprio. Perché Antonino ha dimostrato da subito di averne, di stoffa e di gas da dare. “Sono arrivato molto su di giri, al primo appuntamento. E la pista mi ha presentato il conto, con tre scivolate, senza conseguenze per il fisico ma che hanno lavorato sul morale.” Una pinzata di freno su quell’entusiasmo che andava dosato, curva dopo curva. “I coach sono intervenuti, invitandomi a rallentare per seguire un percorso personalizzato e che oggi, capisco, quanto mi sia servito.” Che oggi è sotto gli occhi di tutti. Il terzo gradino all’Autodromo del Levante di Binetto poi replicato al Nuvolari  nella terza e quarta prova della stagione, lo dimostra senza possibilità di smentita. Un risultato ottenuto lavorando “sul rapporto con il mezzo, dalla posizione del corpo all’impostazione di curva. Gli esercizi fatti nel paddock, quelli con il percorso a 8 e l’ovale da affrontare, sono stati per me fondamentali.” Ma la preferenza, l’istinto, che dice: curve a destra o sinistra? “Per me quelle a destra!” Ah, ecco spiegato il successo a Binetto, tracciato che ne conta la maggioranza. Anche se la ricetta del successo non è tutta lì. “Dalla seconda finale di quel weekend – gara tra le top della mia stagione, anche se il meglio, per tutto il gruppo della Malossi Racing Academy sarà la seconda di Cervesina - sono riuscito a focalizzarmi sulla gara.”

Una particolare non da poco. “Prima avevo troppi pensieri, preoccupazioni su quanto poteva succedere, che mi portavo sotto il casco e in griglia. Da quel momento ho cercato di seguire le parole dei coach e di papà: staccare la spina da tutto, concentrarmi sull’asfalto, solo su cordoli e gas.” E un consiglio, insegnamento, che su tutti sta dando i risultati che vediamo? “Quello sulla frenata – particolare su cui abbiamo lavorato nella mattina di prove libere a Cervesina, con il coach Luigi Pannone che ho seguito in pista durante i turni – e sulla percorrenza: sto imparando a frenare un po’ prima rispetto a quanto ero abituato per lasciar scorrere il mezzo e guadagnare tempo prezioso, che prima perdevo. Per poi riaprire il gas in anticipo, rispetto a quanto facevo.” Una pista che non si percorre solo sulle due ruote “ma anche a piedi, con il gruppo e coach a indicare traiettorie da seguire, punti strategici e da attenzionare. Momento davvero utile per comprendere il tracciato e memorizzarlo.

Tanto da imparare, dunque, per poi unire quanto appreso alle qualità innate, quelle che hai e che nessuno può insegnarti. “Lo scatto alla partenza. Sì, quelle mi riescono bene – abbiamo lavorato sulla gestione del vantaggio, infatti. Ne avevo bisogno (e hanno lavorato bene! NdR – la prova e tutta nella seconda manche di Cervesina. Se non l’avete vista, eccola QUI) perché, soprattutto con Toto Testa e Joseph Ceccarini davanti non è facile. Ma pure con il resto del gruppo eh, qui stiamo crescendo tutti, tantissimo.” 

Per quei due terzi piazzamenti e un podio che è il suo obiettivo per la finale in programma a Varano de’ Melegari e per la stagione. E un numero, il 3, capitatogli per caso “che poi lo avrei scelto! L’8 o il 3. Perché il mio numero è sempre stato l’83. L’anno di nascita di mamma e papà.” Giusto per restare in famiglia. Nel solco di una tradizione che non ha spento il suo motore.