Tensione, lavoro e occhi a stellina. Alice Guzzon brilla a Pomposa

di Emanuela Macrì

Quando ho sentito il mio nome, la chiamata sul podio eh… mi sono emozionata.” E non perché fosse la prima volta per Alice Guzzon. Sentire il suo nome e poi a festeggiare da lassù le è accaduto davvero tante volte. E nemmeno perché fosse da qualche tempo che quei gradini mancavano. No. Quell’emozione viene “da tutto il lavoro che ti ci vuole per salirci su quei gradini.” Tutta la testa, il fisico, la preparazione, la sensibilità e l’orecchio per il motore. Un tutto da tenere insieme, mentre combatti con il caldo e con il pensiero fisso “Pomposa è la mia pista, quella che considero di casa. Non posso nemmeno considerare di buttare un’altra gara dopo Modena. Qui voglio fare bene.” Un buon proposito diventato una coppa per il terzo posto di giornata nel Trofeo ScooterMatic con un sorriso e due occhi a stellina, di quelli che si non li hai visti allora non li immagini nemmeno. Così come non ti immagini quella terza piazza se non hai visto la gara. Perché scattare dalla terza fila della griglia e andare a prendersi quella coppa beh, significa che tutto quel lavoro lo hai fatto. E bene. Senza risparmiarti in nulla. Anzi.

In qualifica abbiamo avuto dei problemi? Sì, ma devo dire che le prove cronometrare sono da sempre la mia zona d’ombra. Non riesco davvero mai a ottenere quanto vorrei o potrei. Sento troppo la tensione, in quei 20 minuti che mi vanno stretti, premono sui nervi.” La gomma anteriore sulla casella numero 8 a Pomposa, quindi, non la stupisce. Sa che dovrà rimediare in gara. “La strategia, comunque, era già venuta meno quando volevo concentrarmi su Q1 e risparmiare forze e motore.

Diverrà da rivedere completamente, poi, quando mi convinco a disputare anche la Q2 e al primo giro già mi ritrovo a baciare l’asfalto.” Lavoro doppio per la gara. Testa bassa e via andare. Dal via, appunto. “Con una partenza delle mie. Di quelle – racconta la treccina più famosa dei Trofei Malossi – full gas, che mi riescono grazie al gran motore a disposizione: grazie Alex Ugrin! (ora preparatore per il suo Team Mart Motors ma vecchia conoscenza del paddock per i tanti anni in sella. Ve lo ricordate, vero? NdR) e in virtù del peso inferiore agli altri, cosa che mi dà una grossa mano.” Aggiungiamo anche un gran polso e grinta da vendere?

In gara1 non sapevo cosa aspettarmi. A causa della tanta tensione accumulata, per tutto il primo giro, mi sentivo un sasso nello stomaco. Poi la situazione si è stabilizzata, slegata. Ho cominciato con qualche sorpasso fino alla quarta posizione. A distanza di un secondo abbondante da Michael Fedeli, un gap che ho visto diminuire nell’ultimo tratto di gara forse era stanco o per via del motore, non saprei. Ho pensato di potercela fare. Che quello era il momento di stringere i denti e di provarci.” Riuscendoci. Per poi dirsi, fra sé e sé nel casco “se mi riprende gli sto dietro fino all’ultimo giro e tento il colpaccio, se non mi riprende sto davanti con tutto quello che posso.” Cronaca del finale? Non la riprenderà e complice una scivolata di Vincenzo Sciacca all’ultima curva mentre è in testa, il terzo posto conquistato con i denti diviene una seconda piazza. Dalla casella numero 8, signore e signori, e con 7 barracuda davanti. Fate vobis.

In gara 2 avevo la situazione più chiara, in testa e con una partenza ancora migliore della prima, ero già quarta poco dopo lo start.” Fantastico! “Unico problema è che tutto il peso weekend mi è piombato addosso. Una zavorra che non mi ha permesso di mantenere il ritmo. Dopo il primo terzo dei giri di gara avevo già col fiato corto a livello fisico e un po’ mentale. Il duello a elastico con Fedeli prima - nel tratto più guidato lui guadagnava decimi ma poi lo riprendevo – e l’arrivo di Giuseppe Iannini - lo sapevo! Ho sentito il suo fiato sul collo per tutta la gara, mi ha studiata giro su giro… - mi hanno messa nella condizione di dover decidere se portarla a casa o rischiare. Ho scelto la prima, con le ultime forze rimaste.”  Pe un quarto posto che a pochi metri dal traguardo, in virtù di una scivolata fotocopia della prima frazione (Roman è in testa ma scivola), diviene un terzo posto sotto bandiera. “Ci vuole anche il vento della buona sorte a favore, inutile negarlo.” Ma quella chiamata sul podio, quell’emozione per il suo nome pronunciato, Alice Guzzon lo deve non lo deve certo alla fortuna ma a tutto il lavoro che ha fatto. Con la sua squadra tutta e nonostante quel sasso nello stomaco e la casella numero 8. Fate vobis!