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Vincenzo e Sharon. Ai Trofei Malossi come in una famiglia, da famiglia

Quella di Vincenzo Pace per le piste e i motori, è una passione che viene da lontano, nata tra il garage sotto casa e le tribune degli spettatori. Un sentimento che ha avuto la pazienza di crescere, di aspettare il momento giusto per indossare tuta e casco e posizionarsi sulla griglia di partenza. In quel 2009 e quell’incontro con i Trofei Malossi che oggi ha ritrovato, dopo un distacco forzato. “La vita fuori dalla pista– racconta Sharon Sossio, sua moglie -  chiamava. C’erano alcune esigenze famigliari che non potevano attendere.

E se è la quotidianità ad avanzare richieste precise, accade pure che quella passione ti tocca chiuderla nel garage dove hai, e avete, trascorso così tante ore, al piano terra di una casa che, nel frattempo, non è più la stessa. Perché da Marsala un giorno, per motivi legati alla vita professionale, Vincenzo è dovuto partire in direzione Parma e allontanarsi, per qualche tempo, anche da quella famiglia che avevano appena iniziato a costruire. 

Un distacco che è stato pura sofferenza. Una distanza che abbiamo accorciato, anzi eliminato, appena è stato possibile.” Con l’arrivo di Sharon e la piccola Aurora, in Lombardia, per riorganizzare la vita, insieme. E, insieme, a cercare di metter da parte la nostalgia per la Sicilia e il mare, mentre quella per i motori no, non c’era verso di farla tacere. La passione continuava ad ardere lì in fondo al cuore.

Fino alla metà della stagione 2018, quando l’apertura di un varco nelle possibilità aveva fatto tornare tutto l’appetito, da sempre difficilmente controllabile, per le corse e le competizioni su due ruote. “Giusto il tempo di caricare l’auto, pensare alle esigenze di tutta la famiglia, nel frattempo cresciuta… e via!” Verso quella vita ritrovata grazie alla decisione di tornare a partecipare ai Trofei Malossi e di farlo da famiglia, insieme ad Aurora e, quando possibile, ad Alessandra, la secondogenita di casa Pace. 

Per rivedere, di nuovo, quella passione negli occhi di Vincenzo e ritrovare una parte di noi che ci mancava. Quella fatta di domeniche spese tra qualificazioni e gare, tempi da battere e podi da inseguire. Anche se il momento che continuo a preferire, è la serata del pre-gara, quando il box si trasforma in un microcosmo abitato da amici con cui chiacchierare, condividere pasti, tensioni e vibrazioni. Ma anche molta allegria, a scandire ogni minuto che separa dal semaforo verde.” Una realtà sospesa, che lascia tutto il resto del mondo fuori dalla porta.

In giorni e notti trascorse “in una sorta di non-luogo, un posto capace di una magia tutta sua. Uno spazio, quello dello box – continua Sharon- dove non esistono divisioni di team ma solo motori a cantare e piloti pronti ad aiutarsi a vicenda. Dove tutto accade con naturalezza, come un rito che si ripete, ogni volta ad ogni tappa. Come in una famiglia.” Anche se l’agonismo, di fatto, non manca. “Ma è un agonismo sano, senza scorrettezze e pieno altruismo: ho visto spesso piloti in difficoltà e sempre altri a dar loro una mano, senza risparmiarsi. Così come spesso è capitato a noi, di chiedere o dare aiuto.”

E non sbaglia, Sharon, a coniugare i verbi alla prima persona plurale. Perché nella vita da box c’è molto anche di lei, spesso seduta a terra, accanto alla moto e con le mani nel motore. “Un ruolo che non è nato, ma è diventato. Un’evoluzione che non poteva non essere dopo le infinite ore trascorse in garage tra attrezzi, gomme, olio e benzina, ad ascoltare Vincenzo intento a spiegarmi come è fatto il motore e quali le modalità per intervenire. Mi sono lasciata contagiare, al punto di trasformare una passione che fa per due, la sua, in una divisione di ruoli: lui a mangiarsi l’asfalto, io a preparare la messa a punto del motore che è diventato parte integrante della famiglia, il nostro figlio maschio.

Un ruolo che l’ha portata, e già per due volte nell’edizione 2019 dei Trofei Malossi, a condividere il primo gradino podio con il marito, ad alzare la coppa nel Trofeo Regioni della categoria ScooterMatic. Da pilota lui, da preparatrice lei. Insieme, una volta scesi, a fare i conti con l’unica nostalgia sopportabile, quella di un altro fine settimana ai box. 

Insieme, ancora, a mangiare quell’ottima pizza, specialità di casa Pace-Sossio, guarnita con gorgonzola, salsiccia, cipolla e il conto del tempo mancante per la prossima data, quella che li vedrà gareggiare di nuovo sotto l’insegna del numero 62, non un numero a caso ma quello che Vincenzo ha scelto perché ottenuto sommando le date di nascita di tutte le componenti della sua famiglia. Escluso, per una volta, il motore! 

Emanuela Macrì