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Pasquale Kinder e il gusto di vivere i Trofei Malossi

 

“Il cioccolato è la risposta. Qualunque sia la domanda”. E chi meglio di Pasquale Kinder può saperlo? Lui che nel nome si porta quella risposta. Nel soprannome, in realtà, arrivato in tenera età da un amico che, senza volerlo, avrebbe dato nome ad un team e inizio a una storia di pura passione. Non solo quella al sapor di cacao, si intende. Perché qui, di gusti e aromi, ne sentiremo molti altri.

A partire– racconta Pasquale – dall’odore della miscela. E quel poco che basta a captarlo appena nell’aria per portarmi lì, alla pista, ai suoi sistemi, alle gare. A quei motori che sono un amore tanto grande da non avere rivali.” Una gara senza storia per tutte le altre passioni concorrenti, fin da subito. Fin da quando, all’età di nove anni, ha iniziato a frequentare l’officina dello zio, abituando il naso e il cuore a odori e rumori che, dopo poco, saranno quelli di una vita. 

Con l’apertura di un’attività tutta mia, portata avanti con anni di sacrifici e lavoro. Quello delle mie mani e della mia testardaggine. Ho iniziato da zero, da solo, rischiando e a volte, spesso, cavalcando onde più grandi me. Per via di quella passione più forte, anche, della contrarietà dei genitori che non volevano vedermi in sella.” Perché sulla moto (uno scooter rivisitato Malossi, c’erano dubbi?)  Pasquale, ci salirà. Tempo di qualche allenamento e poche gare, perché il richiamo sarà presto un altro: quello della preparazione.

A fargli compagnia in questa vita, una valigia sempre pronta, pochi abiti chiusi dentro e tanti chilometri da macinare. “Mai troppi. Per un sentimento così grande non si può certo stare a far calcoli o guardare una cartina. Ma solo mettersi alla guida, seguendo il cuore, verso viaggi che ti portano lontano, per partecipare ai Trofei Malossi, alle loro gare e quanto più possibile, per vincerle.” 

Per fare in modo, alla domenica sera, di trovarsi nella situazione di dover far posto a qualche coppa conquistata. Lì, in mezzo a ricambi, gomme, moto, tute e quella valigia, tra le magliette e il gilet a marchio Malossi. In mezzo alle speranze del venerdì, al lavoro ma anche al divertimento di un fine settimana nei box e le soddisfazioni, o le amarezze, del giorno di gara. Perché ogni tappa ha il suo profumo. E lascia, in bocca, un gusto diverso. Vallelunga, ad esempio, è la più dolce. Quindi, la preferita.

E può essere andata in tanti modi, l’importante è che nella ricetta di un weekend in pista non siano mancati gli ingredienti base, come l’acceleratore aperto, gli occhi puntati sul traguardo e sulle nostre capacità, in circuito e fuori, dove devono rimanere paure e pensieri.” Fuori dove aspetta un furgone da caricare e un altro viaggio da affrontare. Quello che, di nuovo seguendo il cuore, riporta sempre lì, a Napoli, a casa. 

Dai figli Nunzia, Salvatore e Alessio, dalla mia signora, mia moglie Imma. Dalla parte più importante della vita, la mia famiglia.” Una famiglia che si allarga quando pensa ai Trofei Malossi perché è proprio quella l’unica parola adatta che trova per descriverli.  “In passato ho fatto altre esperienze. Ma nessun luogo è come questo. La serenità e la gioia respirate in Malossi, l’agio in cui mi sento quando sto qui, non si trova da nessuna parte. E io, i Trofei, non li cambierei con nessuno.” 

E non si può non crederci. Magari riascoltando una canzone di qualche anno fa dal titolo Un amore da favola. Brano in cui Giorgia sì, ammette, “Mangio troppa cioccolata”ma, qualche verso dopo, “io che in tutto quel che faccio ci metto l’anima”. Non vi pare perfetta per descrivere tutti i gusti e gli aromi annusati in questa storia?

Emanuela Macrì