News News

Indietro

Nunzio Coglitore: sulla strada del caso e dei Trofei Malossi

 

Nessuna arte sarà mai capace di riprodurre l'inatteso che si incontra lungo le strade della vita. E questa storia, la storia di Nunzio Coglitore, con quell’inatteso non ha fatto altro che confrontarcisi fin da quando, lasciati gli studi in ingegneria, ha trovato ad attenderlo un mestiere, quello del venditore prima e del capo meccanico poi, che davvero no, non aveva immaginato. 

Così come non si aspettava che la curiosità di capire l’essenza delle cose, quella che da bambino lo portava a smontare gli oggetti per comprendere come fossero stati fabbricati per poi provare il piacere di vederli funzionare una volta rimontati, sommata alla passione per gli scooter elaborati, avrebbe segnato un itinerario tanto preciso nel suo percorso di vita. 

Scandito dal ritmo di un telefono che squilla. “Erano i primi anni ’90 – racconta Nunzio-  quando, in un mattino qualunque, il mio datore di lavoro mi avvisa che Sandro Malossi chiede di parlarmi, al telefono. Lasciandomi, di fatto, senza parole. Tanto per l’emozione quanto, una volta appoggiata la cornetta all’orecchio, per la sua ironia. Ma, soprattutto, perché del tutto inaspettatamente aveva in mano una proposta davvero interessante.”Di quelle che piovono dal cielo, magari, ma che non sono frutto solo del caso, mai. Perché i risultati in pista arrivano solo se al box lavori con serietà, competenza e costanza. E se quel lavoro continui a portarlo avanti, negli anni. Proprio come il preparatore messinese, che dopo 25 anni è lì, ancora, un passo fuori dal box in un sabato di qualificazione ai Trofei Malossi a raccontare questa storia. “Fatta di un’empatia percepita da subito, in quella prima telefonata, cresciuta fino a diventare stima. Di un affetto che non è venuto mai meno per questi colori, a cui sono fedele per quel rispetto reciproco che ritengo davvero prezioso.” Fatta anche di risultati, di molti piloti che si sono avvicendati in sella alle moto preparate e di vittorie importanti, da rivivere al più presto, se possibile. “Fino a qui, fino alle gare del nord, aggiunte alla serie delle tappe siciliane. Per continuare un percorso ma anche per assecondare quell’inclinazione che ci porta a dare qualcosa in più negli autodromi rispetto ai kartodromi.” 

Per non lasciare per strada il tanto lavoro fatto ma, semmai, per trovare nuovi modi e compagni fidati per continuare il viaggio. “Perché un team è il luogo, soprattutto, della fiducia. Il fatto che io sia qui a raccontare questa storia lasciando lo scooter alle cure di miei collaboratori significa proprio questo: che del loro operato mi fido ciecamente.”

Un concetto che ha un valore, davvero, alto perché “quando penso a un mezzo preparato lo vedo come una realtà sospesa sul filo dell’equilibrio. Tanto precario che il minimo errore non solo può determinare la posizione nella classifica di una gara ma, spesso, compromettere la prestazione stessa, al punto da rendere necessario l’abbandono prima del termine.” E poi aggiunge: “quando una moto passa sotto la bandiera a scacchi, al netto del cronometro, puoi ritenerti soddisfatto, perché sai di aver svolto a pieno il tuo ruolo di preparatore.”

Soddisfazioni che non sono mai mancate a Nunzio. Un perito meccanico, per poco ingegnere, poi prestato alla meccanica, con cui poco si riconosce perché troppo matematica, capace di dividersi tra passione per i motori e la famiglia senza trascurare nulla e nessuno. O quasi. “C’è un altro percorso universitario, in Beni Culturali, intrapreso qualche anno fa e interrotto dopo 16 esami. Si vede che –conclude sorridendo– anche stavolta non era destino.”  

Forse perché, come sostiene il matematico libanese Nassim Nicholas Taleb “Non importa quanto sofisticate siano le nostre scelte, o quanto bravi siano a dominare le probabilità: il caso avrà comunque l’ultima parola.”Un po’ come l’inatteso che ci attende a metà della strada.

Emanuela Macrì