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Mattia Finotello. Ai Trofei Malossi a cuore, e gas, aperto

 

Incontrare occasioni quando proprio non ce le aspettiamo. O, meglio, mentre stavamo cercando di raggiungere tutt’altre situazioni. Capita a volte. Lo scrittore inglese Horace Walpole questa accidentalità la chiamerà serendipity. Il nome del protagonista di questa storia fatta di motori e serendipity, invece, è Mattia Finotello, ventinovenne della provincia di Rovigo. 

Una storia lunga e complicata– racconta - quella che mi porta agli scooter e ai circuiti. Una storia che non doveva essere perché da piccolo, davanti alla tv che trasmetteva le gare di Formula1, facevo sogni a quattro ruote, in formato kart.” Sogni che continueranno a prendere forma fino a quando non verranno travolti dall’impossibilità di realizzarli per rimane proprio lì, su quell’asfalto dove Mattia incontrerà le due ruote che non cercava. Partecipando per gioco, con un amico, ad alcune gara di accelerazione con i dragster prima e con gli scooter poi. Per innamorarsi, senza volerlo, delle moto e delle gare in pista.  

Era il 2009 e di asfalto e strada prima delle gare con gli scooter ce n’era ancora tanta da fare. A partire dalla ventina di chilometri che da casa, a Taglio di Po, bisogna percorrere per arrivare ad Adria e a quel circuito dove ogni anno fa tappa il mondo dei Trofei Malossi. “Che saranno un altro amore nato per caso, non previsto. Dove conoscerò, da lontano, piloti come Boccardo, Montagna, Berardi e i fratelli Mendogho. Gli stessi, tra altri, che poi ritroverò in pista qualche anno più tardi.” Perché questa è una storia e lunga e travagliata, fatta anche di delusioni e di conti da fare, di tempo da darsi prima di arrivare a posizionarsi sulla linea di partenza. 

Per acquisire, con pazienza, la fiducia e costruire un percorso fatto di futuro, sopperendo alla mancanza di un passato in sella e quella di un talento naturale. Puntando tutto sul lavoro e sull’allenamento costante. Quello fatto di giri in pista e di modifiche da apportare e appuntare su un quaderno.  Quello che mi ha portato a vincere il Trofeo Regioni già nella seconda stagione e un secondo posto nel Trofeo nord nel terzo anno di gare.

Niente male per chi, alle due ruote, nemmeno ci pensava e che ora non ci rinuncerebbe per nulla.  “Nei box dei Trofei Malossi ho scoperto un mondo fatto legami. Di persone che, nel rischio, hanno trovato un filo che li lega e conduce a una confidenza profonda. Perché in sella non devi avere paura di farti male ma essere in grado di superare molti dei tuoi limiti, soprattutto mentali. E di combinare la rilassatezza del sabato, il momento dello scambio umano, dell’amicizia e della convivialità con la tensione del pre-gara della domenica. Quando mentalmente rivedi tutto il lavoro di preparazione e cominci a compilare la lista di tutte le variabili a cui potresti dover far fronte.”

Quel momento di massima tensione che il papà Aldo, conosce molto bene. “Quello della partenza, quando sono talmente coinvolto, rapito, che per l’emozione vorrei esser lì, accanto a lui. Non per aiutarlo, si intende. Sa esattamente cosa fare e come farlo.”  Anche se, a quanto pare, ci sono aspetti su cui “devo ancora– conclude Mattia - lavorare.In gara, infatti, uso troppo la testa. Calcolo e penso in modo esagerato, lasciando troppo campo alla razionalità. Da qualche tempo, però, sto cercando di fare posto al consiglio che mi è stato dato, quello di metterci più cuore possibile.”

Un cuore che non manca mai e che batte per Natasha, incontrata in quel 2009 tra i dragster e le corse di accelerazione. Quando cercando un po’ di adrenalina in pista ha trovato l’amore, non solo quello per le due ruote. E se non è serendipity questa… 

Emanuela Macrì