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Il valore della vittoria. Mauro Montagna e (tutti) i suoi Trofei Malossi

 

“Se ci credi non ci sono limiti alle tue possibilità”non è un motto ma una filosofia, una modalità di affrontare la vita, non solo quella con l’acceleratore stretto nel pugno. Un modo di guardare oltre la visiera di un casco ora accomodato nel ripostiglio della sua abitazione, a pochi centrimetri da una tuta appesa (a quanto pare) definitivamente. In una casa che sta a Borgo Massano, in provincia di Pesaro Urbino, e sul campanello porta il nome di Mauro Montagna, il pilota che con quella tuta ha vinto tutto quanto poteva, e voleva, ai Trofei Malossi. Anche se non ne fa una questione di numeri, tanto che nemmeno ricorda con esattezza quante coppe ha alzato da quando, nel 1996, è entrato in questo universo. 

Di certo sa che sono state molte, moltissime, ognuna con una storia a sè, con un sapore diverso e che si farebbe quasi un torto ai ricordi se si cercasse di eleggere un momento su tutti. “Non saprei scegliere– ricorda Mauro –  ma so che li rivivrei, tutti. Dalle vittorie doppie, quelle di quando nella stessa giornata correvo e vincevo in due categorie diverse, a quelle in cui si battagliava in volata con gli altri, a tal punto che alla fine i millesimi di secondo per assegnare il primo posto sul podio potevano essere anche solo otto. Così come è successo nell’ultima gara della stagione scorsa a Vallelunga, con una lotta serrata con il francese Riscles e lo sloveno Ugrin.” Con una vittoria che gli darà il suo nono titolo nazionale, da mettere lì accanto a tutti gli altri. E tra i tutti anche un paio di mondiali.“Tutti, ad ogni buon conto, momenti di divertimento ma anche agonismo, momenti che non hanno eguali. Che rivedrei volentiericome certi sguardi scambiati sul podio, quelli che ti arrivano così, un po’ di sbieco perchè si sa, quando a stare davanti a tutti, quasi sempre davanti a tutti, è la tua moto beh, può succere che finisci a stare un po’ in mezzo, dai”. E sorride, mentre racconta, perchè sa di aver scritto una storia importante, quella di chi, ad oggi, ha vinto più di tutti nei Trofei Malossi. E che ancora ha qualcosa da dire.

Perchè se ci credi puoi anche chiudere una carriera per guardare la tua prima stagione a bordo pista, con il titolo in tasca. Magari senza rinunciare a mettere le mani nel motore, respirare aria di sfida, dare un occhio ai tempi di qualifica. Te ne vai dopo aver sbaragliato nella categoria Trofeo Nazionale Scooter Velocità, ma rimani per studiare un’altra traiettoria, per affrontare i fine settimana di gara misurandoti con un’altra sfida: quella di trasformare un sogno in realtà. Proprio lui che i suoi di sogni, in pista, li ha realizzati tutti e ora fa spazio “ai desideri di Gianluca. Un ragazzo comparso un giorno sul circuito di Varano e che negli anni successivi mi ha sempre seguito in gara, con grande curiosità e molta costanza, con una grande voglia di infilare un casco e aprire il gas. Che da fan ha colto il momento del mio ritiro come un segnale, come il semaforo verde per dare il via alla sua stagione, per provarci. Chiedendomi in prestito una moto per correre e la mia supervisione.”Senza nemmeno lo sforzo di dover insistere. “Ho risposto subito con un “Volentieri!”. Per rimanere nell’ambito motociclistico e scooteristico, per non abbandonare il pianeta Malossi, una realtà che è difficile sfilarti di dosso.” In nuova veste, dunque “e con la consapelvolezza di non vantare grandi doti in qualità di meccanico. Sono nato e rimango un pilota che però, ora, anzichè il gas in pista fa valere la sua esperienza. Cercando di arrivare al meglio che posso, con i mezzi che ho.” Con onestà, come ha sempre fatto ogni volta quando qualche avversario gli chiedeva un consiglio per migliorare. “Perchè si vince per valore, non certo mettendo l’altro fuori gara” ci tiene a sottilineare Mauro. 

Uno che ha fatto di questo sport la sua vita, impegnandola praticamente tutta quella vita fino a coinvolgere, per qualche tempo, anche i figli. Luca, che nel 2015 vincerà anche un titolo nei Trofei Malossi, da pilota nella categoria Replica, e Andrea che per qualche stagione presterà assistenza a entrambi.“Uno sport che mi ha formato sì ma che, soprattutto, ha accompagnato le settimane, dando gusto all’attesa, facendomi contare le ore che mi separavano dall’ingresso in pista. Uno sport che abbisogna di pazienza, dove non si devono bruciare le tappe ma macinare chilometri con l’esperienza. Come ripeto spesso a Gianluca, quale unico consiglio che mi sento di dargli.” 

Aggiungendo anche un minima dose di buona sorte, ingrediente necessario seppur non esclusivo. “Perché una buona stella non è tutto – conclude il plurititolato Mauro Montagna- ma è molto. Come lo è stata la fortuna di trovarmi in un ambiente come questo, in questa grande famiglia Malossi, con Sandro per primo a offrirmi l’opportunità di correre e di farlo con piacere. Sono cose che non si dimenticano e per le quali ringrazi, aspetti che ti fanno rimanere anche quando dai l’addio al cronometro e alla bandiera a scacchi.” 

Per confermare che, davvero, se ci credi non ci sono limiti a quello che puoi fare. Anche resistere alla tentazione di rimetterti in sella per vestire altri panni, per far cantare il motore di una nuova avventura. Perchè vincere non significa, o almeno non soltanto, aggiungere coppe e trofei alla bacheca ma saper dare consigli. Pochi ed essenziali ma, necessariamente, sempre onesti. 

Emanuela Macrì