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Alejandro e il sogno, rosso passione, dei Trofei Malossi. Per destino e tanto merito

 

Cosa lega la città andalusa di Granada a Calderara di Reno, comune dell’Emilia Romagna a pochi chilometri dalla città di Bologna? Un colore, il rosso, e un filo. Lungo e resistente, ai danni del tempo e alle usure degli anni. Ad un capo di quel filo, una delle sette meraviglie del mondo moderno, il complesso architettonico che deve il suo nome, Alhambra, al sostantivo arabo al-?amr?, rosso. Dall’altra un’azienda che ha sede poco distante dalla città metropolitana capitale UNESCO della musica, Bologna detta “la rossa”, per via del caratteristico colore delle costruzioni che affollano il suo centro storico. 

E, tra loro una storia, rosso passione, nata nel sud della Spagna sul finire degli anni ’70 quando Alejandro Lopez trascorre parte del suo tempo libero con figlio, che porta il suo stesso nome, aggiustando il motore del taxi che conduce per professione e che, in un maledetto giorno, segnerà il destino di tutta la sua famiglia portandolo via, per sempre. Lo stesso giorno in cui Alejandro, il figlio maggiore di quattro fratelli, diventa adulto, anche se solo dodicenne: suo il compito di aiutare una famiglia in forte difficoltà. Terminando la scuola dell’obbligo, qualche tempo dopo, per entrare nell’orbita, proprio, dei motori. Perché il destino, anche nei momenti peggiori, sa disegnare mappe e tessere trame impensabili. Come quella volta, mettendo il giovane sulla strada di un impiego che non lascerà più. “Assecondando la passione per le moto e cercando un modo per aiutare la mia famiglia, in quel momento tanto particolare, grazie all’opportunità offerta da un amico di mio padre che conosceva la situazione.” 

Ripagarlo con la serietà di tanto lavoro svolto sarà il miglior modo per essere riconoscente ma, allo stesso tempo, anche la chiave per aprire la porta incantata delle gare a due ruote. Inizia così la sua avventura lavorativa in un’officina completa, dal comparto meccanico alla carrozzeria, il regno delle moto che diverrà, presto, il regno di Alejandro. Il luogo che il destino sceglierà per iniziare a tessere quel lungo filo rosso.Non ha ancora compiuto vent’anni il nostro protagonista quando, promosso ricambista nella concessionaria di una nota casa italiana di ciclomotori, senza prevederlo, compie un altro passo per entrare nell’universo che non lascerà più, ritrovandosi tra le mani quei componenti a marchio Malossi che da subito preferirà agli altri. Un amore che nasce dal nulla, in un momento, ma destinato a nutrirsi nel corso, continuo, della vita. Perché ora quel nome, Malossi, non è più soltanto un logo che incontra settimanalmente sulle riviste specializzate che dall’Italia arrivano fino alle edicole dell’Andalusia.Ora i Trofei che portano quel nome e la loro realtà sono lì, a un passo: dopo qualche avventura da pilota, infatti, si trova a dover decidere quale ruolo disegnarsi all’interno dell’universo delle corse, trovando il proprio posto al sole nelle vesti di meccanico e preparatore, a bordo pista anziché in sella. In giro per i circuiti e autodromi della Spagna, dividendosi tra il lavoro e le gare in pista. “Fino a quando con Juan Leon, direttore generale dell’importatore spagnolo, e Sandro Malossi iniziamo a pensare di dar vita a un progetto lavorativo per rafforzare la presenza del marchio nei campionati iberici. Un progetto– racconta Alejandro, commuovendosi - che oggi, ancora, per me fa rima con famiglia. Perché non si è mai trattato solo di ricambi e motori, ma di un sogno cullato e realizzato, di tanto lavoro svolto e grande affetto. Dato e ricevuto. Non di un mero rapporto professionale.

Al punto che in Spagna vi sono persone, con le quali intrattiene rapporti di lavoro, che nemmeno conoscono il suo cognome di battesimo perché, ormai da sempre, per loro è Alejandro Malossi. Quasi una metonimia ma, in realtà, il frutto della sua grande ammirazione verso un’impostazione di lavoro dell’azienda emiliana, un’ottica professionale, una serietà che ha portato, pianeti lontani, a muoversi nella medesima orbita. Pianeti che certo non erano stati disegnati per condividere la stessa galassia. 

E invece succede che una necessità di lavorare si trasformi in una passione senza avversari. E invece succede che oggi, trascorsi più di vent’anni da quel 1996, tra i box dei Trofei Malossi a dominare una delle postazione di lavoro si trovino due bandiere appese, l’una italiana accanto all’altra spagnola. Lì per raccontarci di una storia che non vuole finire. “Anche se per alcuni anni ho temuto di non poter più vivere certe emozioni. Sono stato lontano da questa terra, con grande dispiacere. Partecipando solo al campionato spagnolo che, però e ahimè, ha perso molta magia. Per colpa della crisi e del mondo che cambia, oggi i rapporti tra i vari promotori proliferano frizioni che si ripercuotono sul buon esito delle competizioni. E così, da lontano, ho ripensato spesso ai Trofei Malossi, un campionato unico nel suo genere perché organizzato direttamente da un produttore, dove tutto funziona pur senza rinunciare a quella sensazione che ti fa sentire a casa. Il massimo della professionalità senza perdere quella dimensione familiare che ne fa una realtà, per me, impareggiabile.

Così, il momento che poteva essere il peggiore di una storia, quello di un ventilato addio, si trasforma in uno dei migliori, quello del ritorno. “Dopo tanti inviti, da parte della famiglia Malossi a partecipare alla gara e alla cena di chiusura d’anno a Vallelunga, sfumati per colpa di alcune sovrapposizioni di calendario, nella scorsa edizione siamo riusciti a presenziare a quello che non sarà semplicemente un fine settimana dei Trofei Malossi ma, una vera rinascita. Perché proprio lì, grazie a un’offerta di Sandro, è nata l’occasione, l’idea di una partnership ci ha permesso di tornare sui circuiti italiani. Il momento– racconta Alejandro, mentre non nasconde una lacrima a rigargli il viso – che aspettavo da una vita, ma non osavo nemmeno pensare, tantomeno chiedere, al destino. E invece…”.

E invece succede che la buona sorte, guadagnata in una vita di sacrifici, non ti abbandoni ma, anzi, abbia in serbo di realizzare il tuo sogno. Quello dominato dal rosso passione, lo stesso colore del filo che lega due luoghi distanti, Granada e Calderara di Reno, e due destini diversi ma mai così legati. Due famiglie che oggi sono diventate tre. A quella di origine, Alejandro, ha aggiunto quella costruita con Monica, sua moglie, e i suoi figli Alessia e Alessandro, nomi italiani a richiamare quella famiglia Malossi acquisita, per passione, lavoro e destino. Ma anche per merito, perché dal tanto bene seminato, non può che nascerne altrettanto bene.

Emanuela Macrì