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Alberto Consoli, i Trofei Malossi e quella carta in più, da giocarsi

 

Una passione che non è (mai stata) un gioco e nemmeno un azzardo. Un interesse per i motori nato quando era bambino e destinato a diventare una, la passione. Nonostante a tentarlo ci fosse la presenza dello stadio Massimino, a due passi da casa, in quel quartiere, Cibali, che lo ha visto nascere e crescere. La storia di Alberto Consoli parte proprio da lì, dal centro della cultura calcistica della città di Catania, ai piedi dell’Etna, per arrivare ai circuiti del centro e del nord Italia, fino ai gradini più alti del podio. 

Dalla Sicilia, con una inclinazione per accelerazioni e ginocchia a terra che ben presto diventa dedizione, che bolle dentro come magma ma che, allo stesso tempo, è il mezzo capace di fargli capire fin da subito che la vita è, anche, una questione di giusti dosaggi e pazienti attese. Come quella per raggiungere l’età per salire in sella, prima, e quella minima per poter chiedere la licenza per le corse, poi. E in mezzo, come in un vulcano, tanta attività. In primis un impiego e tante ore trascorse faccia a faccia con il mestiere del meccanico. 

Di moto, manco a dirlo. In un’officina dove imparerà a relazionarsi con i motori, individuarne i problemi e trovare soluzioni, un luogo dove avverrà uno degli incontri che gli cambieranno, letteralmente, la vita: quello con il mondo degli scooter e con un datore di lavoro che sarà il primo a vedere, in lui, un possibile pilota. E, dopo una prima gara conclusa al quinto posto, a convincersi che quel ragazzo qualche carta da giocarsi sì, ce l’aveva proprio. 

Un risultato parso un segno, da subito. Un invito a proseguire, come poi sarà. Perché quel seme gettato diverrà l’incipit di una storia fatta di vittorie, arrivate quasi subito, e di una posta in palio alzata un po’ per volta. Per non esagerare, attendendo il momento giusto per ogni cosa. Proseguendo con le gare e i buoni risultati, a cui si sommano i consigli di Attilio Greco, storico Direttore di gara: “la stoffa ce l’hai. Lascia stare i timori, non fanno per te! È il momento di affrontare i viaggi che ti porteranno al nord e alle sue gare” e quell’incontro, un altro, che gli cambierà vita. 

Come Quando Fuori Piove. “A Varano, la prima volta ai Trofei Malossi del nord dove ho conosciuto Sandro. Io alle prime armi – racconta Alberto- tanto giovane e senza nemmeno la tuta da corsa, posizionato sulla griglia di una partenza accanto e tutto quello che sarebbe stato il mio futuro.” Per un ricordo che nemmeno la pioggia battente di quel giorno ha saputo lavar via. Per una partita iniziata su quell’asfalto e che è ancora tutta da giocare.   

Nonostante per qualche tempo fosse calato dall’alto uno stop che sembrava aver messo la parola fine. “Due anni lontano dalle piste e dalle competizioni a causa di un brutto incidente rimediato durante una gara su due ruote che, però, non appartenevano a uno scooter”. Ci penserà poi la sorte, a rimescolare e ridistribuire le carte “a farmi tornare sull’asfalto dei circuiti. Per ritrovare podi, titoli e risultati. Come nella tappa di Adria del 2012 quando, nello stesso giorno, sono riuscito ad aggiudicarmi il titolo stagionale nel Trofeo ScooterMatic Extreme, dopo un campionato a duellare con Antonio Paduano, grazie a un primo posto, sul suo terzo, che mi assicurava un vantaggio di tre lunghezze. E, solo poche ore dopo, ad aggiudicarmi la vittoria nella prima storica edizione della World Malossi Day Cup. Vincendo con determinazione ma anche con grande sorpresa, perché non rientrava nel programma mentale della giornata, entrambe le manche previste.”

Un destino che, però e di nuovo, poteva avere di nuovo la chiusura in mano: quando sulla pista di Favara, a campionato aperto, Alberto rimedia in un sol colpo la frattura di spalla e femore. Quando nonostante l’accoppiata che avrebbe accoppato (di dolore) i più, il vulcanico catanese riesce non solo a presentarsi sul podio ma, poco tempo dopo l’intervento chirurgico subito qualche giorno più tardi, a rientrare in pista in tempo per concludere la stagione e far scrivere il nome Consoli sull’album dei vincitori. Calando un poker d’assi che fa saltare il banco. 

Senza azzardo ma solo con grande passione, quella che bolle come magma. Quella che ogni domenica trascorsa ai box e al fianco dell’immancabile papà Francesco, pone nuove questioni e richiede soluzioni da trovare. “Con l’arma in più di un mestiere che oltre allo stipendio mi porta il vantaggio di sapere come trovare la giusta messa a punto del motore, per avere uno scooter sempre al meglio o, almeno, a mettercela tutta perché sia così. Una pratica quotidiana di molti anni che, dalle prove alla gara, mi è di grande aiuto nel riconoscere al volo gli eventuali problemi e trovare il modo per affrontarli.”

Con una scala reale di cuori sempre in mano, quell’amore per lo scooter che scorre, letteralmente, sotto la pelle. Ma anche sopra. Un legame che Alberto si porta addosso. “– e ride – è il tatuaggio sull’avambraccio fatto tre anni fa, quello di uno scooter con la scritta Malossi!”. 

E con un asso, sempre pronto, nella manica. Quella strategia che “ormai in molti conoscono ma che, ancora, funziona. Quando dopo aver studiato il percorso in ogni suo minimo dettaglio attendo l’avversario, lo osservo da vicino e cerco di capire il momento e il punto, il passaggio migliore per aprirmi un varco e iniziare a dare il gas giusto per fare la mia gara.” 

Lui, che è il pilota, l’uomo da battere. “In un campionato di alto livello, frequentato da grandi piloti e preparatori. E so benissimo che prima o poi arriverà quell’avversario che mi metterà di fronte a una questione che ho finora rimandato: quella di affrontare un limite che ho e che, ad oggi, nessuno fortunatamente ha scoperto.” Perché se è vero che ha un asso sempre pronto nella manica, è altrettanto vero che “di maniche– conclude Alberto sorridendo – ne ho due!”. E rien ne va plus.


Emanuela Macrì